Se l’AI può creare una presentazione in pochi secondi, chi decide cosa vale la pena mostrare? Ne ho parlato con Rolly Seth, Principal AI Product Manager nel team PowerPoint di Microsoft. La tecnologia genera possibilità; il contesto, il giudizio e l’attenzione al pubblico trasformano una sequenza di slide in una presentazione efficace.

La domanda che ho posto a Rolly era semplice: chi fa le slide, oggi? Nel video partiamo da qui per parlare di PowerPoint, Copilot, creatività, fiducia e futuro delle presentazioni. Quando produrre una prima bozza diventa facile, il valore del nostro lavoro si sposta sulle scelte.
Qui trovi otto idee che porterei con me dopo questo confronto. Se cerchi un modo concreto per creare presentazioni con l’AI senza perdere la tua voce, comincia da queste:
- L’AI può produrre la slide; la responsabilità del messaggio resta a chi presenta.
- Una presentazione efficace si misura da ciò che il pubblico capisce e decide, non solo da quanto è bella.
- Un prompt generico porta facilmente a un risultato generico.
- Contesto, iterazione e fiducia vanno controllati prima di mostrare una slide.
- Spesso conviene partire da un deck esistente, scegliendo e adattando il materiale utile.
- Le skill rendono ripetibili metodo, stile e controlli di qualità.
- PowerPoint resta il luogo in cui collaborare, rifinire e mantenere il controllo.
- Il futuro sarà più adattivo, ma l’interattività serve solo se aiuta il pubblico.
Chi crea le slide nell’era dell’AI? Chi sceglie il messaggio
Possiamo chiedere a un modello di proporre la struttura, scrivere il testo e disegnare una presentazione. È un cambiamento enorme nel tempo necessario a produrre una prima versione. Ma non risolve la domanda più importante: perché questa presentazione esiste?
Prima di aprire PowerPoint, io voglio sapere chi avrò davanti, che cosa quella persona sa già, quali obiezioni può avere e quale decisione deve riuscire a prendere. Da lì nasce la storia. La slide è una conseguenza di quel lavoro, non il suo punto di partenza.
Rolly descrive l’AI come un amplificatore. Se le diamo un criterio, può portarci più lontano. Se partiamo da un’idea vaga e accettiamo il primo risultato, amplifica anche la vaghezza. In questo senso la slide la facciamo ancora noi: definiamo l’input, valutiamo l’output e decidiamo cosa lasciare fuori.
Bello non basta: la domanda è se la presentazione funziona
Durante la conversazione torno su una distinzione a cui tengo molto. La bellezza è soggettiva; l’efficacia si può osservare. Dopo la presentazione, le persone hanno capito il punto? Ricordano il messaggio? Riescono a fare il passo successivo?
Rolly porta la discussione oltre il gusto estetico. Il suo «taste» riguarda anche la cura con cui scegli una storia per un pubblico preciso. Una slide può essere visivamente impeccabile e mancare del tutto l’obiettivo, perché non intercetta quello che le persone hanno bisogno di capire in quel momento.
È il motivo per cui, nella nostra guida alle presentazioni di vendita, partiamo dall’ascolto e dalla decisione del cliente. La grafica sostiene quel percorso.
L’AI amplifica il giudizio, ma può anche moltiplicare la mediocrità
È facile copiare un prompt trovato online, chiedere «creami dieci slide su questo tema» e ricevere un deck ordinato. La stessa scorciatoia è disponibile a chiunque. Il risultato tende a somigliare a molti altri: titoli prevedibili, frasi levigate, visual apparentemente pertinenti che non chiariscono nulla.
Rolly osserva che la convenienza porta spesso alla convergenza. Se tutti usano gli stessi modelli e le stesse istruzioni, anche le presentazioni si assomigliano. Nel video racconta che cerca segnali di una scelta umana: un dettaglio specifico, un’interpretazione originale, perfino un tratto visivo meno perfetto ma più intenzionale.
Non si tratta di aggiungere «imperfezioni» artificiali. Si tratta di fare il lavoro editoriale: verificare i dati, cambiare una gerarchia, scegliere un esempio migliore, togliere tre slide superflue. Una presentazione generata e lasciata lì comunica al pubblico che non abbiamo investito nella sua attenzione.

Contesto, iterazione e fiducia: tre controlli prima di mostrare una slide
Nel dialogo emerge il framework che Rolly chiama CIT: Context, Iteration, Trust. È utile perché trasforma una discussione astratta sull’AI in tre domande pratiche.
Contesto: per chi stai costruendo questa storia?
Un modello non conosce automaticamente la riunione, le persone nella stanza, il lessico dell’azienda o le obiezioni raccolte. Devi portare nel lavoro ciò che rende quella presentazione diversa da un’altra sullo stesso tema. Prima di chiedere una slide, descrivi il pubblico, l’obiettivo e i materiali affidabili da cui partire.
Iterazione: hai superato la prima bozza?
La prima risposta è materiale di lavoro. Rolly suggerisce un ciclo di feedback: fai criticare l’output, individua cosa è generico, correggi una sezione alla volta e riguardala come farebbe il tuo pubblico. Un prompt migliore aiuta; una buona conversazione di revisione aiuta di più.
Fiducia: quello che mostri regge alle domande?
Controlla numeri, fonti, formulazioni e coerenza visiva. Poi chiediti se la slide dimostra che hai compreso il problema delle persone davanti a te. La fiducia diventa un criterio di design: l’output deve essere preciso e sostenibile quando qualcuno chiede «perché?».
Con clienti che hanno policy rigorose, questo significa anche scegliere strumenti e dati ammessi dall’organizzazione. Nel video racconto che molti ci chiedono di lavorare nel loro ambiente Microsoft e con Copilot. Lo strumento dipende dalle regole del cliente; il controllo del messaggio resta nostro.
Parti dalle slide che hai già, poi migliora una cosa alla volta
Quando chiedo a Rolly in quale fase l’AI possa aiutare davvero, la sua risposta mette in discussione la demo tipica del «crea da zero». Nel lavoro quotidiano spesso abbiamo già un deck, un template, una presentazione dell’anno precedente o una raccolta di slide approvate.
Il lavoro vero è trovare ciò che serve, adattarlo alla nuova audience e mantenere coerenza quando più persone intervengono sul file. L’AI può aiutarci a selezionare materiale esistente, riscrivere una sezione, controllare lo stile e individuare errori dell’ultima ora.
Il consiglio di Rolly per iniziare è semplice: prova su una slide. Definisci il risultato che vuoi, osserva cosa produce lo strumento, correggi. Poi passa a una sezione e solo dopo all’intero deck. È più affidabile che delegare subito l’intera presentazione.

Le skill trasformano un metodo personale in istruzioni riutilizzabili
Rolly definisce le skill in modo accessibile: istruzioni ripetibili che spiegano all’AI come svolgere un compito. Possono riguardare lo stile di una slide, la struttura di un executive summary o i controlli di brand prima della consegna. Il loro valore è la personalizzazione: lo strumento segue un metodo esplicito invece di applicare una ricetta generica.
Immagina un aggiornamento mensile per il management. Una skill potrebbe chiedere di mantenere il template approvato, aprire con la decisione richiesta, distinguere risultati e rischi, verificare i colori dei grafici e segnalare dati senza fonte. Non crea automaticamente il tuo giudizio; ti aiuta ad applicarlo con continuità.
Abbiamo spiegato come funzionano le skill di Copilot in PowerPoint e come scriverne una. La domanda utile è: quale scelta di qualità ripeto più spesso e vorrei rendere affidabile per tutto il team?
PowerPoint non è morto: cambia il modo in cui lo usiamo
Ogni tanto leggo che l’AI avrebbe reso PowerPoint inutile. Nel video chiedo a Rolly cosa ne pensa. La sua esperienza va nella direzione opposta: chi genera contenuti con altri strumenti spesso torna in PowerPoint per modificarli, collaborare, rispettare i vincoli aziendali e presentarli nei contesti reali.
Per me PowerPoint è sempre stato un mezzo per comunicare idee. L’AI accelera alcuni passaggi e propone nuove possibilità, ma il deck va comunque ridotto, ordinato e provato. Se una slide contiene troppo, il pubblico deve fare da solo il lavoro che avremmo dovuto fare noi.
La domanda è quale combinazione di strumenti ci permette di creare una storia chiara, modificarla fino all’ultimo e mantenerne il controllo. Puoi leggere anche come guidiamo Copilot con un template già scelto.
Il futuro delle presentazioni è adattivo, se produce valore per chi ascolta
Alla fine chiedo a Rolly come presenteremo fra cinque anni. Lei sposta l’attenzione dai comandi alla capacità di adattamento: una presentazione potrà cambiare più facilmente in base al pubblico, al contesto e al feedback ricevuto.
Voce, gesti e interattività potranno essere utili, ma non per tutti allo stesso modo. In alcuni contesti conterà esplorare un dato; in altri, la chiarezza di una voce o l’accessibilità del contenuto. Rolly insiste su un criterio che condivido: un’interazione vale se aiuta le persone a capire, partecipare o decidere.
Questo è il punto che mi resta: possiamo automatizzare molte attività, ma dovremmo cercare di automatizzare valore. Il valore si vede dopo la presentazione, in ciò che il pubblico ha compreso e riesce a fare.
Una checklist prima di consegnare una presentazione creata con l’AI
La grafica distingue quattro fasi da otto controlli: ogni fase contiene due domande. Parti da Definisci per chiarire decisione e pubblico, passa per Costruisci e Verifica, e chiudi con Consegna. Segui le domande dalla 01 alla 08 e rispondi prima di mostrare il deck al pubblico.

Se una risposta è no, torno alla storia e rivedo quella scelta. Spesso basta chiarire il messaggio o eliminare una slide superflua prima di chiedere all’AI di produrre altro.
Domande frequenti sulle presentazioni con l’AI
L’AI può creare una presentazione completa?
Sì, può produrre una prima versione di struttura, testo e slide. Una presentazione pronta per un pubblico reale richiede di verificare contenuti e fonti, adattare la storia alla situazione e decidere cosa eliminare.
Chi è responsabile delle slide create con l’AI?
La persona o il team che le presenta. Sono loro a conoscere l’obiettivo, scegliere i materiali affidabili, controllare l’output e rispondere alle domande del pubblico.
Da dove conviene iniziare a usare l’AI in PowerPoint?
Da un compito limitato e verificabile: migliorare una slide esistente, riassumere una sezione o controllare la coerenza con il brand. Rolly consiglia di passare gradualmente dalla singola slide alla sezione e poi all’intero deck.
Che cosa sono le skill di Copilot per le presentazioni?
Sono istruzioni riutilizzabili che descrivono come eseguire un compito ricorrente, per esempio creare un riepilogo o applicare regole di stile. Rendono più coerente l’uso dell’AI con il metodo di una persona o di un’organizzazione.
PowerPoint sarà sostituito dagli strumenti AI?
Nel talk, Rolly e io non vediamo un’imminente sostituzione. Gli strumenti AI generano e trasformano contenuti; PowerPoint continua a offrire un ambiente di modifica, collaborazione e presentazione adatto a molti flussi aziendali.
La mia conclusione: fai produrre all’AI, ma tieni la regia
La parte più interessante della conversazione non è quanto velocemente si possa disegnare una slide. È quanto più tempo possiamo dedicare alle domande che contano: chi ascolta, che cosa deve capire e quale decisione vogliamo rendere più semplice.
Se vuoi portare questo approccio nel lavoro del tuo team, esplora Lean Presentation Design e le nostre risorse per le presentazioni. Il primo passo è piccolo: prendi una slide che usi spesso e chiediti se racconta davvero l’idea che vuoi far arrivare.
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